Si è verificato un errore nel gadget

venerdì 30 ottobre 2009

Le Macchine Meravigliose

C'è da dire che da quando non esco più con la mia ex-fidanzata ho decisamente più tempo libero.
Per me tempo libero spesse volte si può tradurre in biciclette; dire, fare, sferragliare...o sognare.
Così un paio di notti fa, viaggiando in rete per combattere l'insonnia, ho scoperto una casa d'aste negli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti sono un mercato collezionistico che, noi europei, dovremmo prendere decisamente più sul serio.
Insomma...una casa d'aste...e fino a lì nulla di nuovo, ne avevo già viste tante, ma questa, questa in particolare (no, il nome non ve lo dico) mi ha sconvolto.
Robe d'altri tempi, d'altre classi sociali, robe d'oltre oceano.

Mi sono ripromesso di rendervi partecipi, voi che mi seguite e perdete del tempo guardando questo blog, di ciò che ha sconvolto i miei occhi, in fondo ve l'avevo promesso.

Negli ultimi sei anni questa casa ha tenuto un'asta annuale con centinaia di lotti: non solo bici, ma anche progetti di restauro, ricambi e memorabilia.
Quindi tra queste centinaia di biciclette straordinarie ho dovuto compiere una selezione.

Ve ne farò vedere inizialmente una, poi, se rimarrò con tutto questo tempo a disposizione e se ne avrò voglia, magari andrò avanti. Mi piacerebbe, intendo andare avanti.

Bene.

Quando mi sono avvicinato al mondo delle biciclette d'epoca ricordo che impazzivo davanti a biciclette degli anni '20, impazzivo letteralmente.
I gloriosi anni '20...riuscite ad immaginarli?
I grammofoni, le strade sterrate, le donne con quelle gonne sotto al ginocchio, le sottane, l'avvento della luce elettrica...a me a volte sembra, addirittura, di ricordarmeli a colori.
Poi col tempo e con gli amici, ho capito che le vere biciclette d'epoca, quelle "davvero" da collezione, sono ben altre.

L'ho scoperto in particolare un giorno, quando un rigattiere amico, dopo avergli comprato una bicicletta olandese degli anni '30, mi disse:
"Giovanotto! Vieni con me che ti faccio vedere io una bella bicicletta!"
Amo quando vengo chiamato giovanotto.
Mi condusse in una stanza dove, stando in piedi per i fatti suoi, svettava una Domenico Cernusco del 1862.
1862 cazzo!!!
Un Michaux costruito da Cernusco (artigiano torinese) completamente in legno.
La sella era un foglio di lamiera, le ruote sembravano quelle d'un calesse ed al posto dei pneumatici aveva appunto una lastra di ferro, i pedali erano di bronzo, di BRONZO, cazzo!!!
Sembrava nuova da quant'era conservata bene
Io quella bici ce l'ho lì...come un taglio nel costato che si rimarginerebbe anche, se potessi solo smettere di frugarlo con la memoria.

Lui mi guarda e mi fa in piemontese: "A le buna, neh?!" che sarebbe tipo, è buona questa!
Io non credevo ai miei occhi.
"Dove l'hai trovata"
"La vuoi?"
"La vendi????"
"Dammi 1200€"

Ora...io oggi gli avrei lasciato quei 6€.50 che avevo in tasca e sarei corso a destra e a manca per farmi prestare i sodi, a costo di umiliarmi, perché pagare quella bici 1200€ è come pagare un appartamento in centro storico a 20000€, che fai? Non lo compri??? E quando ti ricapita???

Oggi ho la risposta.
Mai.
Non ti ricapita mai più.

Per un semplice motivo, cioè, che le macchine meravigliose possono definirsi tali non solo per ciò che sono, ma sopratutto per il fatto che sono delle superstiti, delle sopravvissute uniche al tempo, alla storia.

Quella Cernusco, che oggi riposa accanto a veterane come lei, nel salotto d'un signore torinese che colleziona solo biciclette dell'ottocento; aveva una grande peculiarità, il fatto che fosse unica.
Che fosse quasi certamente l'unica sopravvissuta, l'unica testimonianza dell'amore, della professionalità, dell'ingegno; ma soprattutto, del senso d'avanguardia che animava Domenico Cernusco...in quel milleottocentosessantadue di carrozze e lumi a candela, di nobili, ma soprattutto di povera gente.

Io invece che mi bagnavo ancora davanti a bici del venti gli dissi, cazzo! Certo che la vorrei, ma non ho i soldi...come se si trattasse d'una Bianchi del 1910 di cui chiedono troppo!
Ma volevo sapere assolutamente dove l'aveva trovata.
Volevo comunque sapere dove e come l'aveva trovata.
E lui mi raccontò che un nobile torinese decaduto aveva venduto la casa di famiglia e nel farlo, aveva chiamato lui per sgombrare i solai.
Lei era lì...era la bicicletta del bis-nonno, cimelio di famiglia mai più usato.
Lui ha comprato tutto, e basta, come fanno i professionisti.

Me ne sono andato via col costato aperto, senza saperlo, come fanno i pivelli.

Poi un giorno Mayno, che conoscevo appena, mi raccontò di questa bici che era apparsa.
Io gli raccontai la mia storia, la mia unica chance, che avevo sprecato per inesperienza.
Non posso punirmi per questo.
Mayno era sconvolto, non voleva crederci che non l'avessi comprata, che non c'avessi neanche provato.
Ma tutti e due convenimmo che era finita nelle mani d'un serio collezionista e che questo era un bene, se non per noi quantomeno per la bici.
Un palliativo blando che ci serviva, che era necessario.

Tutto questo preambolo in fondo per farvi capire come mai l'altra sera il costato mi sanguinava copiosamente davanti a questo:











I887 Victor Modello c Bicicletto di sicurezza da uomo a ruote piene.
Costruito dalla Overman Wheel Co. di Boston
Questa bicicletta è stata recentemente scoperta in un granaio appena prima di finire in discarica!
Una reale sopravvissuta! Completamente originale e conservata.

E' stata aggiudicata nel 2008 ad 8,500 dollari americani cioè 5600€

Quel giorno, davanti a quella Cernusco, non solo ho perso un sacco di soldi, che mi avrebbero cambiato la vita;
ma ho sfiorato il sogno, perché ho avuto la possibilità di vedere dal vivo una macchina meravigliosa, ma soprattutto
di comprarla.

1 commento:

  1. ...non sai quanto ti capisco!
    Sono stato la prima persona che è andata a vedere una Della Ferrera motocarro del 31, forse pezzo unico - UNICO, e non l'ho preso per ignoranza e pigrizzia. e sono stato un bel picio perchè dovevo sborsare 700 euro... i 700 euro miglior spesi della mia vita... e non l'ho fatto!!! l'ho rivista in esposizione ad automotoretrò e ci divideva un cordone rosso del cazzo...

    RispondiElimina