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lunedì 21 settembre 2009

lunedì 14 settembre 2009

Mon obsession s'appelle Doniselli

C'è un ragazzo qui in piemonte, del quale non farò il nome, che quelli come me li chiama "malati di ruggine".
Io sono un malato.
Diciamo che vedere delle vecchie robe arrugginite mi fa circa lo stesso effetto che vedere delle ragazze in minigonna. Penso che questo non sia normale.
Ho sempre, come propensione piuttosto naturale, accumulato anticaglie.
Partendo dagli oggetti squisitamente inutili, per poi passare ad altri che oramai uso quotidianamente, nonostante siano evidentemente obsoleti, come ad esempio il mio phon Aeg del '50.
Oggi, che ho 28 anni, la mia vita ha sempre più un sapore ed un'estetica al di fuori del tempo e questo mi fa sentire bene, estremamente bene.

Questa faccenda ha inizio con i primi tre tricicli che l'associazione di cui facciamo parte io e Mayno comprò alcuni anni fa.
Non avevo mai visto un triciclo da carico prima e ne rimasi affascinato.
Negli anni li abbiamo usati per fare un sacco di attività diverse: dalle corse di velocità con passeggero nel cassone, ai traslochi, ed ancora servizi risciò e ciclofficine itineranti.
Poi un giorno un mio amico mi ha fatto vedere su internet un vecchio Doniselli degli anni '30 ed è stata una svolta...era nato un'amore.
Un'amore che però con il tempo si è trasformato in ossessione; in quanto, purtroppo, non sono uno di quelli che può assecondare comodamente i proprii desideri.

Tutti i triporteur, come li chiamano in Francia, di quel periodo che ho trovato in vendita si aggiravano sempre intorno ai 1500€...una cifra inarrivabile per me.

Stavo addirittura pianificando di rubarne uno che giace da anni davanti ad una fabbrica ad arrugginire, quando, lo stesso amico che mi iniziò a questa ossessione (forse spnto dalla preoccupazione di vedermi in manette) mi fece una simpatica telefonata:

"C'è un Doniselli tutto piegato da uno sfasciacarrozze...vallo a vedere..."
...e mi diede un indirizzo.

Saltai su d'una Graziella frullando i tre cilometri che mi separavano dal posto, e quando arrivai non seppi se essere felice o triste...i posti dove si cancella il passato mi rendono sempre malinconico.
Comunque davanti a tutte quelle cianfrusaglie vecchie ed arrugginite non potei che sorridere, soprattutto quando lo vidi:


Ora...capiamoci...a me piace la ruggine ma ci sono certe cose che faccio fatica a digerire...una di queste è il ragno meccanico, un'altra sono i telai piegati...


Ma su tutte domina assolutamente una nostra grande nemica comune...La ruggune passante...



Così sono giorni che mi rodo sul da farsi...la mia ragazza è stremata perché non le parlo d'altro...io irrequieto penso quanto senso possa avere prendersi una rogna del genere, se sono capace di completare un restauro così complesso ed impegnativo e continuo a dirmi no...lascialo perdere...dimenticatelo, finirai per pagarlo più di quanto vale.
Ma ormai so già che non c'è altra scelta...perché se lui non verrà a casa con me, difficilmente potrò perdonarmi di aver lasciato morire un Doniselli degli anni trenta.

sabato 5 settembre 2009

Chiavella

Se ci pensi è buffo.
Mesi e mesi fa ho comprato una Peugeot da corsa del 1910.
L'ho comprata in Francia, in un fienile, con lo scopo unico di rivenderlae guadagnarci qualcosa.
Ho fatto fatica a pagarla. Ho fatto fatica a portarla in Italia, e quando la bici è arrivata a Torino; ho scoperto, con mia grande sorpresa, che un cerchio era piegato malamente.
Come a scuola (alle elementari) nessuno ne sapeva nulla.
Il venditore diceva che la bici aveva le ruote diritte quand'è stata consegnata all'autista, l'autista dice che lui non ci ha fatto caso.
Così la bici risulta invendibile, o vendibile in perdita. Io la parcheggio lì, dopo averla fotografata minuziosamente ed inizio a coprirla di svitol per giorni e giorni...che non gli fa mai male.
Tempo dopo, un pomeriggio che Mayno era passato a trovarmi, ci mettiamo lì, tanto per far qualcosa, a provare a smontare la bici.
Ora...io avevo un po paura, dato che l'ultima Peugeot che avevo visto smontare ne era uscita con dei danni non trascurabili. Questa è un ipotesi da prendere sempre in considerazione quando vai a toccare componenti che non vedono una chiave inglese da quarant'anni almeno.
Ed invece (miracolosamente) non si ruppe nulla...Ci fu solo un "piccolo" problema, la chiavella della guarnitura non n voleva sapere di venir via.
Dovete sapere che le chiavelle di solito tendono a saldarsi, e diventar tutt'uno con la guarnitura col passare dei decenni, ed è sempre un grande piacere prenderle a mazzate fino a quando non se ne ottiene ragione.
Così scatta un contest di martellate e punteruolo tra me e Mayno.
Niente.
Scatta, successivamente, un contest di trapano, perché come mi insegna Marco in questi casi l'unica soluzione e trapanare la chiavella, svuotarla dell'anima affinche essa possa, sotto la spinta del martello, impandersi ed uscire.
Beh...si è rotta la punta del trapano!!!!!!!
A quel punto abbiamo smesso, dando vinta la battaglia, ma con la certezza e ormai si trattava di guerra.

Rimango così con questo cazzo di telaio in camera, un po' triste e con una punta da ferro in meno.
Poi l'altro giorno un mio amico compra un set di punte da trapano nuovo e me ne faccio prestare subito un paio. Torno a casa . Mi faccio un caffé, preparo una siga, metto il telaio in balcone, attacco il trapano e sorrido, sapendo che stavolta avrei vinto io.
Ci do di trapano, non senza paura. Sai se ti scappa il trapano e rovini una guarnitura con i leoni non è che ne puoi andare a comprare un altra alla Standa.
Ma le punte nuove mangiano il ferro come fosse burro e tra un tiro e l'altro la chiavella si svuota ed è quindi costretta a cedere al martello.
Gioisco, rigirandomi questo cadaverino di ferro tra le dita. Ho vinto la guerra.





Ma sopratutto ho imparato qualcosa di nuovo ed ho riflettuto sulla stranezza delle forze che agiscono in un restauro; perché è buffo notare la differenza con la quale agisci sulle varie componenti.
La chiavella l'ho massacrata attrverso un utensile che esercita una grande forza, eppure lì, a pochi millimetri c'era una delle parti più belle della bicicletta, che non dovevo assolutamente intaccare.
Ci sono parti che pulisci con uno spazzolino, altre che pulisci con il dremel...alcune solo con una paglietta di ferro, a mano; ed altre ancora che prendi furiosamente a martellate.
Questo mi affascina, penso che la crescita stia soprattutto nell'imparare quali parti devi trattare e come.
Questo è artigianato.
Questo mi fa stare bene.
Ed ancora una cosa.
Mi colpisce anche il fatto che, fino a quando non hai una certa conoscenza di base di tutto ciò, "stranamente" non riesci mai a trovare una bicicletta di un certo livello. Come a dire che certe vecchie signore ti arrivano solo se tu sai bene cosa farci.
Un po' come con le donne...non trovate?!?


venerdì 4 settembre 2009

giovedì 3 settembre 2009

Intro

Ciao sono Jim, vorrei premettere a tutti e subito (specialmente per chi mi conosce già) che questo NON è un blog di biciclette d'epoca...anche se vedrete certamente delle vechie signore arrugginite; che questo NON è un blog di restauro... anche se vi renderò partecipi dei risultati del mio essere solitario... e che NON c'è una terza cosa che desidero premettervi...anche se vige l'usanza di dire che non vi è due senza tre.
Ho fatto un blog perché sentivo la necessità di farvi vedere ciò che affascina i miei occhi.
Ci ho pensato a lungo... e mi sono deciso.
Non c'è una linea editoriale. Non intendo parlare di qualcosa in particolare.
Ciao sono Jim e quello che vedrete è il mio modo di guardare il mondo.