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mercoledì 15 dicembre 2010

One gear - A chiamata rispondo




Ciao Jim,

Mi chiamo Matteo, faccio parte di SHS Publishing, un collettivo di autori e casa editrice indipendente. 

Circa un anno fa abbiamo iniziato un progetto di un libro-manuale sulle bici a scatto fisso. In particolare il libro s'incentra sulla conversione di una vecchia bici da corsa in una monomarcia a scatto fisso. Ora il libro è finito e stiamo cercando di auto-produrci e auto-distribuirci, per appellarci direttamente alla gente con la passione della bici, anziché passare per l'imbuto delle librerie e della distribuzione classica.

Attraverso il sito www.onegearbook.com stiamo cercando di finanziare la stampa attraverso la prevendita. Se raggiungeremo 300 copie entro 90 giorni stamperemo il libro e lo manderemo direttamente a casa a chi l'ha ordinato.

Abbiamo iniziato il progetto, dopo aver passato più di un pomeriggio smanettando su vecchie bici con l'idea di convertirle. È nostra profonda convinzione che questo ritrovato interesse per le scatto fisso, stia portando molta attenzione sul mondo del ciclismo in generale e se più gente (specialmente giovane) si appassionasse alla bici, e alla sua meccanica e funzionamento, sarebbe un passo per cominciare a riconquistare le nostre città! 

domenica 12 dicembre 2010

lunedì 6 dicembre 2010

Lettera a Lagriffe




Caro Lagriffe,
le propongo uno dei miei ultimi viaggi fisici spirituali nella America selvaggia di Masettiana memoria.
Una bellissima e leggiadra donzella di fin de siècle.
La rossa probabilmente arrivava da Dayton, Ohio, anche se priva di documenti che lo affermassero con sicurezza. 
Sono quasi sicuro si trattasse del 1896.
Lei si rivelò una falsona e, sotto il suo rosso fascinoso di vecchio west, scopriì un nero intenso rigato d'argento e la regalità d'una corona   appena percepibile.
Ci ha legato una catena di Monsieur Humber, bellissima fattura!
Lo lasciata scura, pulita e senza scarpe.
Con cent'anni ancora di strade e di incontri.

Con la mia mano amica
Jim























venerdì 3 dicembre 2010

Faber 1908


Arrivo di Faber ad una tappa del Tour, di corsa perché aveva rotto la catena.

domenica 28 novembre 2010

domenica 13 giugno 2010

Re:cycle - Torino Vs Milano to Vercelli - 12 giugno 2010


C'è da dire che 70 chilometri non sono per tutti...soprattutto se si fanno correndo;
c'è anche da dire che, entrare aggratis ad un gezz festival, senza scavalcare le reti, non ti capita spesso;
ed infine c'è da dire che correre contro i milanesi mi prende sempre bene; perché ha quel sapore di derby che finisce regolarmente con mille sorrisi, cinquecento complimenti ed un sacco di cazzate, specialmente dopo che si è bevuto.

Allora quando ho saputo di 'sta garetta mi son preso bene e con me altri 10 Torino boys che si sono beccati in corso vercelli a Torino, per sfidare gli undici milanesi che partivano da corso vercelli a Milano.

Ovviamente regaz si andava a Vercelli al Jazz Re:Found Festival.

Al meeting point subito spiccava l'abbigliamento tecnico di alcuni e si faceva sentire la tensione in attesa della telefonata di Danka che arriva puntuale a dare il via  A-Team

Nonostante le raccomandazioni pre-partenza sui ritmi a crescere almeno fino a Chivasso, si spinge sui 34 di media tipo da subito ed i primi  infatti ce li perdiamo appena fuori Torino.

Quindi restiamo in otto ad andare con una media abbastanza buona. Appena dopo Chivasso ci perdiamo l'ottavo (Seriocomico) che iniziava ad avere problemi alla biga, infatti a cinque chilometri dall'arrivo gli si svita del tutto il movimento centrale, ed arriva a Vercelli trainato dalla una Vespa d'un ragazzo che lavora al festival. Direi dunque che Seriocomico si aggiudica il premio Chainless, ma non ha da prendersi male dopo il buon piazzamento a Bolo.

I guai cominciano quando l'Auricchiospoke di Cisco inizia ad appiattirsi. Bucato. Si ferma il gruppo, ci diamo di gonfia e ripara e si riparte in fretta, ma niente, dopo altri dieci km è di nuovo a terra e stavolta cambia la camera.

Inizio a sentirmi apposto verso Trino, quando iniziamo a trovare un vento davvero molesto che si sposta di continuo e ci abbassa la media di almeno 5 km/h. Ma ormai chi c'è c'è, le gomme sono apposto e spingiamo fino a Vercelli direi piuttosto bene.
All'ingresso in città Zino tira fuori la mappetta che s'era preparato ed il vento gliela porta via...così passiamo attraverso il centro sul pavé e quando arriviamo, per un'istante, uno solo, non vedendo nessuno ci illudiamo d'aver vinto chiudendo in 2 ore e 24.
Ma ovviamente non è così, i milanos erano già dentro da 26 minuti a rifocillarsi aspettandoci.
Ci accolgono per condividere un momento che vale ben più dei 70 km, nel quale ci salutiamo con negli occhi il rispetto per chi ha corso contro il vento, contro il tempo, per rappresentare la propria città.

Allora grazie a tutti per la garetta, ma soprattutto ai ragazzi di 10cento e Milano Fixed che insieme agli organizzatori del Festival ci hanno dato questa possibilità.
Poi un grazie va ai milanesi che ci ricordano sempre quanto si possa dare di più senza essere eroi... (a parte Ortu che è tornato a Bergamo in bici! Quindi a mio avviso rientra di diritto nella categoria eroici).
Grazie a tutti i ragazzi venuti da lontano.
Grazie a chi è venuto in bici al polleggio (vedi i Novaras - bella Pucciano per il birrozzo!)
A Nicole che se n'è fatti 70 col braccio che sappiamo (non ve n'è!)
A Fabio per la boccia di tequila from Mexico!
Ed infine a Vercelli ed alla sua nuova generazione di zanzare che sembra si facciano di Autan!

Un po' di foto sul mio flickr, su quello di Diodo ed a presto (si spera) un video!

venerdì 4 giugno 2010

Acquisire Luigi Masetti




Prologo


E parecchio tempo che volevo scrivere qualcosa riguardo Masetti...più o meno da quando, davanti ad un caffé in compagnia del buon Mayno, sentii parlare per la prima volta di questo matto che andò da Milano a Chicago in bicicletto di sicurezza.

Quando mi arrivò tra le mani il libro lo lessi tutto d'un fiato, tipo in due giorni e non finivo di raccontare a chiunque incontrassi la storia di Masetti Luigi. Una storia fin de siecle.

Oggi per me è tempo di viaggio: voglia di vedere posti nuovi, di avventura ed immancabilmente di bicicletta.
Masetti mi è rimasto dentro ed ha ispirato sfumature nuove nel mio vivere.
Per questo vorrei parlarvi, anch'io, di lui.

L'ANARCHICO DELLE DUE RUOTE

Il romanzo si apre su una corsa su pista del Trotter italiano a Milano. Anno 1901.
La gara, una gara di resistenza sulla distanza dei 100 chilometri, è strutturata su 166 giri più qualche centinaio di metri.
Il Masetti è ritratto da Ottone Brentari, che scrive sulle pagine della Rivista mensile Touring Club italiano, e viene descritto perché per i primi 70 giri tiene la testa della corsa, imprimendo un ritmo "indemoniato".
Poi cede e conclude a ben un giro di ritardo dal gruppo. Masetti è già noto, pur essendo un giovane esordiente che si è dato al ciclismo da poco è un giovanotto colto e minuto, dall'aspetto affatto sportivo, originario di Trecenta, nel polesine, dove ebbe i natali nell'ormai lontano 1864, da una famiglia di povere origini. 
Appena ventenne grazie all'aiuto anche economico del medico condotto di Trecenta, Masetti si trasferisce a Milano dove finanziato dal dottore  intraprende gli studi da ragioniere e lavora nel tempo libero. Vive in una soffitta in centro; con un gallo, un piccione e due tortorelle. Il gallo sostituisce la sveglia, che è rotta. Il piccione è destinato invece al tegame. Nell'86 e nell'87 riesce, nonostante le 35 lire per il vitto e l'alloggio a concedersi il lusso di viaggiare, recandosi a Monaco di Baviera, Marsigli e Barcellona. Nell'88 si diplom ragioniere  e, dopo un viaggio Bologna-Firenze si reca a Lugano dove trova un impiego in una casa di commercio e vi risiede per un paio d'anni. Studia inglese e latino e filosofia fino a conseguire la licenza di diploma liceale, che gli apre le porte dell'università di Pavia dove intraprende gli studi in legge nel 1890.
L'illuminazione arriva durante un viaggio a Ginevra, l'anno seguente. Durante l'estate infatti Masetti si recava in svizzera dove impiegava l'estate lavorando negli hotels per turisti in modo da poter integrare le entrate della sua diaria. In un pomeriggio libero, seduto sulle sponde del lago, ed intento alla lettura d'un giornale, viene a conoscenza di una gara ciclistica intorno alle rive del lago. Certi ciclisti s'erano presi l'impegno di percorrere i 167 chilometri di costa in meno di 7 ore. Masetti ne è stupito e s'interroga sulla fattibilità dell'impresa. Proprio mentre è preso da questi pensieri, arrivano i primi corridori.
Così ha origine l'epifania masettiana, che risponde all'esigenza di voler girare il mondo in autonomia ed a basso costo...quale miglior soluzione del bicicletto! ( come allora veniva ancora chiamata la bicicletta).
Ma certo non è facile possedere un bicicletto, in quanto allora - gli anni in cui vedevano la luce le primissime automobili - la bicicletta era un bene di lusso, e veniva chiamata "macchina".
Masetti non bada a sacrifici e con il lavoro estivo, la diaria e qualche ripetizione di lingue riesce ad acquisire una macchina nell'anno 1892, all'età di 28 anni. Così inizia la leggenda.

Il "Viaggissimo"
Dopo soli ventotto giorni, da quando poté, per la prima volta, montare sulla sua macchina, Masetti parte da Milano con sole 180 lire in tasca ed una carta d'Europa staccata da un atlante scolastico. Percorre 3500 km, toccando Parigi, Berlino, Vienna e tornando infine a Milano. Si ferma a lavorare due settimane a Parigi e cinquanta giorni a Berlino. Si piazza terzo nella popolare corsa Torino - Milano e questo gli da la visibilità che gli manca per tentare il colpaccio. Infatti nel luglio del 1893 scrive una lettera al direttore del Corriere, dove espone il suo ambizioso progetto, quello che poi passerà alle cronache come il Viaggissimo, da Milano a Chicago in bicicletto. Chiede un aiuto economico di lire 500 per poter affrontare la traversata oceanica, in cambio di una costante ed assidua corrispondenza durante il viaggio, un diario che potrà essere pubblicato sul quotidiano. Il direttore capisce subito l'interesse che potrebbe suscitare nei lettori un reportage di questo tipo ed accetta di buon grado. Da questo punto in poi è lo stesso Masetti a parlare, attraverso le sue lettere.

Probabilmente il 14 luglio 1893, Masetti parte da Milano alla guida di un bicicletto di sicurezza fabbricato dalla Cappelli e Maurelli di colore bianco, montante le gomme pneumatiche di recente invenzione. 
Lo chiama Eolo, in onore al mito greco. Nel bagaglio, tutto contenuto in una borsa di cuoio legata all'intelaiatura del bicicletto, porta: tre calzoncini di tela russa da viaggio e due paia di stoffa, sei fazzoletti, quattro maglie, sei paia di calze, due davanti di camicia, due cravatte, due paia di scarpe, un cappello ed un berretto. In maglia nera, calzoncini e mezze calze, l'immancabile pince-nez è al naso, parte in ritardo da Milano solo alle 14:30, scortato da molti amici ciclisti fino a Baveno. Il viaggio non è dei più semplici, infatti già affrontando la discesa dal Sempione cade e rompe la macchina essendo obbligato a fare diversi km a piedi.
Comunque dopo essere riuscito a trovare un artigiano in grado di aggiustare il bicicletto, continua la corsa verso Calais attraversando la Svizzera, un pezzo di Germania e la Francia. A Calais si imbarca verso Dover dove appena sceso viene deriso da i numerosissimi (per l'epoca) biciclisti inglesi per il suo frustino necessario a scacciare i cani randagi, che in Inghilterra sono molto meno numerosi dei biciclisti stessi.
Arriva a  Londra provato dal viaggio e senza più denari, riesce fortunosamente ad incontrare un italiano che lo aiuta; dandogli alloggio ed i contatti necessari per poter accedere ad i soldi del corriere, che gli servono per attraversare l'Atlantico.
Dopo essere stato celebrato dalla comunità italiana, ciclistica, ma non solo; Masetti parte alla volta di Southampton, dove si imbarca in seconda classe per New York. La traversata lo prova non poco, soffre infatti il mal di mare per buona parte del viaggio. All'arrivo a New York si trova costretto a versare una somma ingente pari quasi alla metà del valore di Eolo come dazio doganale, per poter continuare il viaggio. 
Masetti si è preparato all'America comprando un revolver ed una rete da issare sugli alberi, in modo tale da poterci dormire sopra la notte assieme al bicicletto. Il tragitto programmato è New York, cascate del Niagara, Chicago; dove si tiene l'Esposizione Internazionale. Viene compiuto d'un fiato, senza particolari difficoltà, tanto che il Masetti rinuncia alla rete per dormire e finisce per non usare il revolver. All'arrivo a Chicago viene celebrato oltre ogni sua aspettativa. La sua bicicletta viene mostrata ai visitatori dell'Esposizione e pluripremiata (proprio grazie a Masetti che sceglie che sia Eolo ad essere premiato, e si accontenta di essere menzionato come guidatore). Rimane affascinato dalla città, completamente asfaltata e fortemente industrializzata, dal business.
Ed anche Masetti fa il suo, riesce infatti a scambiare la promessa di lasciare il suo bicicletto a Chicago per l'esposizione, (che verrà poi spedito alla Cappelli & Maurelli a Milano), con un nuovo bicicletto americano marca Rambler e 60 $ americani dell'epoca per finanziare il ritorno (aveva compiuto tutto il viaggio d'andata con poco più di 500 lire!).
Riparte festeggiato con grandi clamori e compie il viaggio di ritorno senza intoppi fino a New York, trovando anche il tempo di passare da Washington e riuscire a conoscere grazie al suo album di ritagli il presidente degli Stati Uniti d'America Grover Cleveland. Un ritorno comunque non privo di rocambolesche avventure, strani incontri nelle cascine durante le ricerche d'ospitalità, anche se gli scritti sono più radi. Poi l'Europa ed il trionfale rientro a Milano, dove Masetti ormai - grazie al Corriere - gode di una buona popolarità e viene celebrato a numerosi banchetti tenuti in suo onore. Si apre una sottoscrizione per comperare una medaglia d'oro in favore del celebre viaggiatore, sottoscrizione cui aderisco anche campioni del ciclismo eroico, come Luigi Airaldi.


Celebrità ed altre grandi imprese
In Italia negli anni seguenti, gli ultimi dell'ottocento, partecipa ad alcune gare su strada. Compie la Milano - Roma in 48 ore ed alcuni giri europei che toccano la Francia, la Spagna e la Germania, va dalle Alpi alle piramidi in Egitto. Tutto questo seguito dai giornali sportivi dell'epoca che lo inneggiavano al pari degli altri assi del ciclismo, pur mantenendo questo ruolo di cicloviaggiatore e filosofo. Prima di un'altra grande impresa nel 1895 compaiono degli appunti, delle cartoline principalmente, indirizzate a questa Ada Giannini, con la quale terrà una sporadica corrispondenza pur non essendo da lei particolarmente corrisposto. 
Nell'anno 1900 compie il suo quinto ed ultimo viaggio, il vero viaggissimo fin de siecle. 18 mila km dei quali 10mila in bicicletta, per 7 mesi e la favolosa spesa di 1500 lire. Programma: toccare i punti estremi dell'Africa, Europa, Asia: visitare le parti d'Europa non ancora conosciute: Spagna meridionale, Francia occidentale, Olanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Russia. Impiegò da maggio all'inizio di Dicembre. IIn Russia ebbe la fortuna di riuscire a conoscere Tolstoij.

Il declino

Dopo quest'ultimo viaggio e la delusione amorosa si perdono le tracce di Masetti. Infatti finiscono le testimonianze scritte da egli stesso e sul cicloviaggiatore cala il sipario. A  Trecenta, il suo paese natale, si dice che sia morto nel 1940 ad opera dei fascisti, che gli spararono probabilmente pensavando fosse una staffetta ribelle. Comunque non ci sono prove certe. Non c'è una sepoltura. Solo qualche flebile ricordo d'un barista che parlava d'un tipo strampalato negli anni venti, che veniva ospitato in un ristoro nel quale lavorava da giovane, il signore parlava molte lingue straniere ed ormai pur avendo una certa età, era sempre in bicicletta. Comunque il signore in questione non sa con sicurezza se si trattasse di Masetti. Un altra utile fonte d'informazioni è stata la signora Jole C. di Milano, poco prima di morire ha confermato questa versione.
Comunque di Masetti dopo il 1900 non vi sono più tracce certe e con lui declina anche la popolarità ed il ricordo del grande ciclista eroico. Il primo cicloviaggiatore italiano.




mercoledì 19 maggio 2010

Terrror Quartara - Novara - 18 maggio 2010


E' un periodo questo in cui ho bisogno di correre... un po' per il gusto della sfida con gli altri, ma soprattutto con me stesso, un po' per prepararrmi al viaggissimo; allora, come un moderno Gerbi, se la gara non c'è la vado a cercare... il tutto con quel sapore inizio '900.

Ieri la gara era la Novara-Monticello...a.k.a Terrror Quartara

Cerco come sempre di aggregare qualche torinese, ma niente ed alla fine parto da solo.
Per risparmiare sul biglietto del treno, una volta in carrozza, smonto le ruote dell'Alan e la metto sul portavaligie.
Il controllore mi dice di non fare lo gnorri e di rimontare subito le ruote, ok!
Rimontando spacco il controdado del cono della posteriore.
Merda!

Sceso a Vercelli vado in giro con il controdado tenuto insieme da una fascetta alla ricerca d'un ciclista e grazie al cielo ne trovo uno che mi aggiusta la ruota, a discapito della linea di catena.
Ho perso quasi un'ora e mi sparo da Vercelli-Novara a bomba, dopo BorgoVercelli (dove mi scasso un panozzo) il vento, molestissimo, increspa le risaie che sembrano fazzoletti di mare.

Arrivo appena in tempo per beccare la ballotta di Novara più qualche out of town from Milano ed Arona pronti per andare alla partenza.

Tutto super-easy e genuino (che mi piace sempre assai)

Si parte tranquilli e davanti siamo io, Chicco, Jacki e Marcello,
La strada tra i campi è bella e condita da curve secche rese insidiose dalla ghiaietta.
Marcello si spara uno skiddone prima di una  curva e gli si spacca la catena che, incasinandosi sù nel telaio, lo mette fuori gara dopo manco un km. Bruttarobba.

Giò di Milano ci sta dietro, allora lo facciamo rientrare, ma non riesce a tenere il nostro passo e lo perdiamo di nuovo. A Monticello qualche ragazzina ci blessa, mentre sfrecciamo in una piazza che sembra non aver mai visto tanta gente assieme dal 1883.

Check: Al cimitero dobbiamo recuperare una fascetta gialla e portarcela dietro.

Chicco ha la brillante idea di legarsela al polso e si accorge subito di aver esagerato (all'arrivo dovrà correre al bar a tagliarsela perché ha la mano ormai paonazza).
Incrociamo gli altri appena ripartiti ed appena fuori da Monticello quel dubbio che mi era venuto tra Borgovercelli e Novara diventa una certezza. Se da 'ste parti c'è vento ad andare in bici son cazziamari. Infatti vento contro per tutto il ritorno.
Proviamo a stare in scia ed andare ad aprire a turno ma niente. Ventro contro ma laterale. Faccio fatica. Mi mettro dietro a Jacki, poi di fianco, poi impreco. Chicco zitto zitto se ne va. Dopo un po' alzo la testa e ci ha dato venti metri.
Non manca molto all'arrivo. Mi alzo un po' sui pedali, vado a prenderlo, anche se inizio ad essere frollato dal ventaccio. Quando son li con lui vado davanti e vedo che non ne ha più...allungo un po' e vinco.
Bellastoria!

Nel dopogara un po di poseraggio in centro non ce lo leva nessuno...Consigliatissima la galleria dove tra i passanti si skidda che è un piacere.

La pizzata insieme conclude una giornata appagante e divertente, che ha il sapore di quelle prime halleycat di anni fa!

Allora grazie a tutti i ragazzi di Novara che fan ballotta (bravi!)
Al Chicco e Jacky che han fatto il passo con me.
Agli out of town (bella Gio!),
Al Tibet che m'ha regalato un biglietto accompagnamento bici (che nn m'han chiesto...)
Al pusher di catene del Marcello (sara mica Nico?!?)
Ed ovviamente a Puccio per le birre, l'ospitality e la pazienza.

A presto per un altra garetta!

Potete gustare tutte le foto clikkando qui

domenica 9 maggio 2010

Poseraggio


Ieri al Balon quattordici euro spesi da Dio

lunedì 26 aprile 2010

Al Diavolo Rosso

Il caro amico Alberto ci invita nella suggestiva Asti, al mitico "Diavolo Rosso", per un appuntamento da non mancare!

sabato 17 aprile 2010

Poseraggio


Oggi al Balon tre euro ben spesi

martedì 30 marzo 2010

Motori azzurri






Raffaello mi sorprende presentandosi con questo strano mezzo.
Dovrebbe trattarsi di una bici con pedalata assistita da motore a scoppio...sembrerebbe del tardo quaranta, primi cinquanta.
Telaio con agganci. Freni a tamburo Siamt.
Chiunque possa aiutarci a capirne di più è il benvenuto!

domenica 28 marzo 2010

Il bel René - Chase race report - 27/03/2010 - Milano


A Torino nessuno dei miei amici s'è fatto vivo.
Tutti avevano una scusa buona, dopotutto correre a Milano ha una pessima fama.
Ma anch'io ieri volevo inseguire il bel René...allora chiedo in giro...i 10cento vanno, ma non sanno se correranno e non hanno posto in macchina.
Sento Henry megadrop ed alla fine ci troviamo per andare in treno, in stazione becchiamo un ragazzo che ha corso al massacro e siamo ben felici al pensiero d'essere una buona rappresentanza.
A Milano c'è un sole che spacca: meeting point, un panino ed una bottiglietta d'acqua e tanta bella gente...alla partenza gli iscritti sono ben 64...non male.
Io sono teso, oltre la tensione pre-gara classica; c'è la componente Milano, e la sua pessima reputazione di infortunii, incidenti e bici spaccate.
Scattando le pre-indagini e subito si nota l'assenza di Hekto (probabilmente ancora in Siberia), vincitore del Massacro torinese ed ufficialmente l'uomo da battere.
Subito ci si divide in chi vuole correre forte e chi ha avuto un venerdì sera troppo molesto.
Chiedo a Mattia di Vicenza e lui senza battere ciglio, con l'accento delle sue parti mi dice "Ah....io vado", come giustamente dovrebbe sempre essere. Tutti a ridere.
I lodigiani sembrano invece non essere intenzionati a tirare forte.
Ci segnalano un messanger milanese che va forte, gli altri papabili sono un gruppetto di tre o quattro giovani che, si dice, vadano forte.
Nessuno gli crede e c'è subito il primo errore.
Per stare nel mood Vallanzasca si verificano le prime coincidenze inquietanti. Qualcuno dice che non c'è da fidarsi a stare a ruota e, che forse, il messanger è lì apposta per tirarci fino a Buccinasco. Tutti di nuovo a ridere. Ed invece...

Ci fanno legare le macchine, manifest nei raggi e dicono che abbiamo 1/2 ora per i primi due check, poi altro manifest ed 1 ora e 1/2 per la gara. Ok.

Si parte...

Mi cade il manifest mentre lo metto in tasca e perdo i primissimi...mi sale la carogna, brutto segnale. Corro come un pazzo e recupero posizioni. Dopo due isolati vedo un ragazzo con la ruota a terra, vedo i primi...mi alzo su i pedali e li riprendo... Sono il milanese, Zino, Cisco ed Henry di torino e Mattia di Vicenza...

Primo check...

Ci danno una copia di Leggo che prendiamo al volo senza neanche guardarla ed andiamo via.
Tiriamo bene ma accuso un po' da freddo a rilanciare a causa dl 42/13 che ho sulla Alan, ma riesco a stare comunque con i primi.

Secondo check...

Ci danno un foglietto forato. Io sono scoppiato dalla tirata iniziale e ne approfitto per riprendere fiato. Arrivano altri ragazzi e saremo più o meno una decina.
Qualcuno si dà da fare per capire il check e scatta l'indirizzo.
Qualcuno dice Magnolia... il messanger stupito chiede ben due volte se sia l'indirizzo giusto prima di partire, perché è molto lontano. Io penso che lontano sia semplicemente dall'altra parte di Milano, cosa che può succedere, niente di strano. Chissà come mai non mi viene invece in mente l'idroscalo di Linate, che non è un po' lontano è proprio nel fottutissimo hinterland di Milano ad almeno 8 kilometri. Ma non lo so. Non ci penso, mi fido. Sono venuto a Milano per tirare, e basta, per vedere se ho la gamba per stare con quelli che corrono.

Ed in effetti corriamo, finisce che corriamo come dei pazzi andandocene all'idroscalo a prendere il sole.

Inseguendo il bel René -- Milano-Linate crono race

E questa è una gara a parte.
Ad andare siamo una decina. Prendo subito la ruota del quinto o sesto con Zino su Gios, che va forte, ma siamo sui vialoni di Milano, inizio a scaldarmi e riesco a tirare il 42/13...vado...Zino rilancia bene, ma ha un pignone più grosso. Prendiamo Henry (che è terzo) e vedo i primi 2, che sono il milanese e Mattia, che corre come un pazzo cercando di riprendergli 10 cazzo di metri.
E invece niente. Do tutto e prendo la ruota di Mattia, siamo in circonvallazione esterna penso, e ci tiriamo in due perché dopo qualche km, quando mi giro vedo Henry un ventina di metri dietro e poi qualcuno in fondo, ma non vedo chi è.
Cerchiamo di riprenderlo.
Oh, ma quanto corre questo?!
A saperlo lasciavo su la piega da pista. Infatti sto giù in scia a Mattia, sdraiato sul raiser e quando ne ho vado davanti ad aprire questo cazzo di vento.
Mattia accusa dolori alla milza, stiamo tirando come pazzi ed a braccio, non vorrei esagerare, ma facciamo sicuramente più dei trenta di media.
Ci rendiamo conto di essere finiti a gancio in una cazzo di crono...
Il milanese allunga e noi ci restiamo chiaramente male, soprattutto quando vediamo che stiamo uscendo da Milano, ma che vuoi farci, siamo tutti out of town, ci fidiamo, andiamo.
Lo teniamo a vista fino al Magnolia (a Linate!!!), dove a quel punto c'ha dato quasi 50 metri, ed arriviamo in un quarto d'ora/venti minuti...
E una volta lì, porca troia!, non c'è nessuno.
Arrivano gli altri e capiamo di aver sbagliato, ma siamo tutti troppo stanchi per incazzarci più di tanto. Apro il leggo e capisco che invece di leggere e comporre la frase con il foglietto bucato del secondo check, qualcuno per far presto ha dato l'indirizzo presente nell'articolo...merda.
Perdiamo qualche minuto a capire l'indirizzo giusto, che è in centro Milano e scatta il ritorno della crono.
Ma niente, non riesco a prendere subito i primi e mi ritrovo dietro con Madda ed Henry verso la 5/6 posizione o forse più.
Tornare da Linate è un'autentica merda. Lo stradone è un falso piano in salita con un asfalto schifo ed il vento contrario e traverso.
Non riesco a recuperare, ma tengo con incredibile sforzo il gruppo a vista fino a quando entriamo in Milano. Che era proprio quello che volevo non si verificasse. Infatti è una lotteria sui primi semafori. Quelli che erano subito dietro riescono subito a recuperare il gruppo ai primi due semafori, riaccodandosi. Recupero qualcosa, spero. Poi loro passano di culo con un paio di verdi che, quando arrivo io, diventano rossi e si allontanano...li tengo a vista con difficoltà fino in piena città, pigliandomi dei rischi non da poco, fino a quando all'ennesimo rosso misto tram li perdo. Merda. Avran girato da qualche parte...merda.

Inseguendo 'sto cazzo di Vallanzasca - Chase race.

Questa gara ha un meeting point che non si capisce. Dalle parti di Via Barbavana., porta Genova...che si mormora fosse addirittura un bar...Il Bar Bavana all'inizio di via Vigevano in porta Genova, una segnalazione avuta via telefono da qualcuno che anche s'era perso i primi della crono e stava in merda senza mappa...Ma lì nessun bar.
Forse il Vallanzasca si sarà bevuto una grappa, forse.
Becchiamo i 10cento ed il milanese che si dichiarano out of race, ma non capisco subito che loro erano già arrivati al check, pensavo che si fossero persi anche loro e basta.
Perdiamo almeno altri venti minuti in tutto per arrivare al manifest.
Alla fine siamo io e Manna di Vicenza, che è caduto ed ha un ginocchio sbucciato.
Ci guardiamo, il tempo è poco, ci dicono che siamo trentesimi, segnamo la mappa.
Ma alla fine siamo venuti a Milano e se ci ritirassimo adesso sarebbe davvero triste.
Scegliamo di giocarcela comunque e partiamo a tutta.
Andiamo bene e forte, Dopotutto siamo caldi, ma non affannati; così andiamo in piazza vetra, che è la più vicina... poi andando in via semplicità do' il meglio con alcuni tricks sugli incroci ed un gesto alla Brunelle, attaccandomi ad un furgone per rifiatare.
Avvicinandoci vediamo tutti coloro che ci eravamo persi prima al termine della crono andare via...ci salutiamo.
Al check ci fanno consegnare il pignone bianco che hanno dato con la spoke card, c'è un palo e bisogna legarlo insieme a tutti gli altri in stile Moccia, con una fascetta. I ragazzi del check ci diffidano dal proseguire, perché sono le sei passate e fra poco i check chiudono. Ma pensiamo di poterne fare ancora un paio.
Facciamo per ripartire e vedo che il check è davanti alla fabbrica di Pettenella. Ci metto un attimo a realizzare il tutto e, quando succede, ormai per strada, mi emoziono. Voglio finire, a tutti i costi. Con Manna ci tiriamo come i pazzi, becchiamo Beppe di Lodi che ci da una dritta per un check in zona...arriviamo ed insieme a noi arrivano anche due ladies; i ragazzi del check ci sostengono e segnalano altre persone in gara ai check che mancano, con Manna ormai siamo galvanizzati dalla sfida della doppia gara e vogliamo chiudere. L'ultimo check che facciamo, cioè il penultimo, lo prendiamo al pelo. I ragazzi infatti stavano andando via...andiamo ugualmente all'ultimo check a tutta...ma il tipo non lo troviamo più.
Manna va in farmacia. Io telefono al numero d'emergenza...andiamo all'arrivo, così, con calma...ma siamo comunque contenti.
Chiudiamo: io 47esimo, cioé penultimo e Manna ultimo (e becca i premi!).
Io giusto una maglietta spectrum perché me l'han tirata addosso, ma comunque una bella storia.
Una grande gara, anzi due.
Grazie al Drim tim (anche se mi sa che mi toccherà comprarmi la maglietta got tools)
A Ciuf per il potente mezzo (ma quand'è che gli togli 'sto 13?)
A tutti gli stoici out of town
A Mattia che va... (e che è stato un onore tenerti la ruota in crono)
Ai ragazzi di Lodi
A tutti quelli che non conoscevo di persona ed ho avuto l'occasione di conoscere;
ma soprattutto ai giovani milanesi, che hanno vinto, e che, alla fine, andavano forte davvero.





mercoledì 10 marzo 2010

Lou Bec

Tutto nasce da una segnalazione e, perché no, un po' anche da una sfida.

Infatti Gigi, il papà di Katia, ci ha detto:

"Se ve la andate a prendere ve la potete anche tenere".

Ed io e Raffaello non siamo tipi certo che si spaventano davanti a qualche km nel bosco.

Ma andiamo per ordine.

Avevo l'esigenza di sabbiare delle biciclette e ho contattato alcuni amici in Valle per cercare d'organizzare la cosa. Raffaello mi ha presentato Gigi, il papà della sua ragazza che, una volta saputo di cosa avevamo bisogno, oltre aiutarci ci ha detto quella classica roba che, se collezioni bici antiche, fa girare le balle.

"Sai, ne avevo una ventina qua l'anno scorso tutte arrugginite, ma poi ho chiamato uno che col camion se le portasse via al ferro"

Dolore.

"E non hai più nulla?"

"No qui nulla, ma forse su al Bec c'è ancora una vecchia bici a bacchetta, forse una Bianchi, del signore che ci ha vissuto per ultimo".

E così ci racconta che c'è questa casa, in Valpellice, che si chiama il Bec. La casa dove i nonni di Katia sono andati novelli sposi nel '49.

Una casa isolata, sperduta nei boschi tra montagna e collina, a ridosso di vari sentieri partigiani.

Un posto raggiungibile esclusivamente a piedi, poco conosciuto anche in paese e che loro, anni prima, avevano prestato a questo signore che ci viveva solo.

Questo tizio aveva una bici (la sua da giovane) con la quale era solito scendere in paese.

Ora...non era tanto lo scendere in paese la cosa strana, quanto il risalire a casa.

Infatti la strada arriva ad avere delle pendenze che superano il dieci per cento, che già con una bici da corsa non sono proprio alla portata di tutti, ma con una bacchetta diventano robe alla Bartali!

Ma non finisce mica qui... infatti come vi dicevo, lui era solito, dopo essersi inerpicato fin là, caricarsi la bici a spalle e portarsela sino al Bec per i boschi.

Gigi ci ha detto che ci metteva anche tre ore, perché era anziano e si doveva frequentemente fermare a rifiatare.

Io e Raffaello ci guardiamo, con la faccia di chi viene a conoscenza di una verità, che se solo fosse stata raccontata in un bar, sarebbe certamente sembrata una boiata.

Invece era vero, tutto vero.

Ci abbiamo messo un po' a capire dov'era 'sto posto. Infatti Raffaello era a conoscenza di questa casa, ma non sapeva dov'era, nessuno a dir la verità lo sapeva bene, era troppo isolata e Gigi ci promise che ci avrebbe accompagnato con la bella stagione.

Ma la gioventù è fretta. E c'era da considerare che se si trattava veramente una Bianchi, ed era veramente la sua bici da giovane, e lui era morto più di un decennio fa ormai vecchietto...quella bici poteva essere databile dagli anni '10 agli anni '30.

E non so voi, ma per prendere aggratis una Bianchi diciamo anche del '20, io me la faccio a piedi fino in punta al Monviso.

E poi c'era già una storia, una storia per la quale noi giovani vecchia maniera portiamo un gran rispetto e che meritava d'essere raccontata.

Ci organizziamo con Donni, il fratello di Raffaello, che era pratico dei luoghi ed, il giorno dopo di buon mattino, lo portiamo da Gigi che gli spiega in piemontese strettissimo la strada.

"Guardate che su c'è neve" ci fa Gigi, ma noi, con la giovinezza dalla nostra, ci facciamo belli dicendogli che un po' di neve non ci spaventa.

Alle 10 siamo ad Angrogna in mezzo ad una nevicata che già solo trecento metri più in basso non esisteva, alla fine della strada asfaltata lì dove nasce il sentiero e capiamo cosa intendeva dire Gigi riguardo alla neve:



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Noi, come in un nevoso sogno ad occhi aperti, avevamo la visione di questa casa e del fatto ch'essa potesse celare un tesoro inestimabile, abbandonato al soffiare del vento.

C'erano tutti gli elementi per farci addentrare nel bosco.

Donni è un habitué delle vecchie case rurali abbandonate (dove va a cercare vecchi attrezzi), a Raffaello basta un bosco o l'avventura, aggiungi la speranza d'una antica Bianchi per me e si va sepolti dalle imprecazioni di Tania, la ragazza di Donni, che invece era del tutto contraria date le condizioni.



La marcia è durata quasi un'ora tra ruzzoloni, smarrimenti della via, paesaggi mozzafiato e tante parolacce (soprattutto di Tania).



Un vecchietto che abita nel nulla poi grazie al cielo ci ha indicato meglio la via


permettendoci di arrivare finalmente in un posto meraviglioso dove la vita sembra essersi fermata un giorno qualsiasi di parecchi anni fa...




Così come questa bellissima Legnano (che vale ugualmente la scarpinata) che sarà dei primissimi anni '30...ferma in quella soffitta persa nel nulla, da un giorno di molti, molti anni fa...