lunedì 26 aprile 2010

Al Diavolo Rosso

Il caro amico Alberto ci invita nella suggestiva Asti, al mitico "Diavolo Rosso", per un appuntamento da non mancare!

sabato 17 aprile 2010

Poseraggio


Oggi al Balon tre euro ben spesi

martedì 30 marzo 2010

Motori azzurri






Raffaello mi sorprende presentandosi con questo strano mezzo.
Dovrebbe trattarsi di una bici con pedalata assistita da motore a scoppio...sembrerebbe del tardo quaranta, primi cinquanta.
Telaio con agganci. Freni a tamburo Siamt.
Chiunque possa aiutarci a capirne di più è il benvenuto!

domenica 28 marzo 2010

Il bel René - Chase race report - 27/03/2010 - Milano


A Torino nessuno dei miei amici s'è fatto vivo.
Tutti avevano una scusa buona, dopotutto correre a Milano ha una pessima fama.
Ma anch'io ieri volevo inseguire il bel René...allora chiedo in giro...i 10cento vanno, ma non sanno se correranno e non hanno posto in macchina.
Sento Henry megadrop ed alla fine ci troviamo per andare in treno, in stazione becchiamo un ragazzo che ha corso al massacro e siamo ben felici al pensiero d'essere una buona rappresentanza.
A Milano c'è un sole che spacca: meeting point, un panino ed una bottiglietta d'acqua e tanta bella gente...alla partenza gli iscritti sono ben 64...non male.
Io sono teso, oltre la tensione pre-gara classica; c'è la componente Milano, e la sua pessima reputazione di infortunii, incidenti e bici spaccate.
Scattando le pre-indagini e subito si nota l'assenza di Hekto (probabilmente ancora in Siberia), vincitore del Massacro torinese ed ufficialmente l'uomo da battere.
Subito ci si divide in chi vuole correre forte e chi ha avuto un venerdì sera troppo molesto.
Chiedo a Mattia di Vicenza e lui senza battere ciglio, con l'accento delle sue parti mi dice "Ah....io vado", come giustamente dovrebbe sempre essere. Tutti a ridere.
I lodigiani sembrano invece non essere intenzionati a tirare forte.
Ci segnalano un messanger milanese che va forte, gli altri papabili sono un gruppetto di tre o quattro giovani che, si dice, vadano forte.
Nessuno gli crede e c'è subito il primo errore.
Per stare nel mood Vallanzasca si verificano le prime coincidenze inquietanti. Qualcuno dice che non c'è da fidarsi a stare a ruota e, che forse, il messanger è lì apposta per tirarci fino a Buccinasco. Tutti di nuovo a ridere. Ed invece...

Ci fanno legare le macchine, manifest nei raggi e dicono che abbiamo 1/2 ora per i primi due check, poi altro manifest ed 1 ora e 1/2 per la gara. Ok.

Si parte...

Mi cade il manifest mentre lo metto in tasca e perdo i primissimi...mi sale la carogna, brutto segnale. Corro come un pazzo e recupero posizioni. Dopo due isolati vedo un ragazzo con la ruota a terra, vedo i primi...mi alzo su i pedali e li riprendo... Sono il milanese, Zino, Cisco ed Henry di torino e Mattia di Vicenza...

Primo check...

Ci danno una copia di Leggo che prendiamo al volo senza neanche guardarla ed andiamo via.
Tiriamo bene ma accuso un po' da freddo a rilanciare a causa dl 42/13 che ho sulla Alan, ma riesco a stare comunque con i primi.

Secondo check...

Ci danno un foglietto forato. Io sono scoppiato dalla tirata iniziale e ne approfitto per riprendere fiato. Arrivano altri ragazzi e saremo più o meno una decina.
Qualcuno si dà da fare per capire il check e scatta l'indirizzo.
Qualcuno dice Magnolia... il messanger stupito chiede ben due volte se sia l'indirizzo giusto prima di partire, perché è molto lontano. Io penso che lontano sia semplicemente dall'altra parte di Milano, cosa che può succedere, niente di strano. Chissà come mai non mi viene invece in mente l'idroscalo di Linate, che non è un po' lontano è proprio nel fottutissimo hinterland di Milano ad almeno 8 kilometri. Ma non lo so. Non ci penso, mi fido. Sono venuto a Milano per tirare, e basta, per vedere se ho la gamba per stare con quelli che corrono.

Ed in effetti corriamo, finisce che corriamo come dei pazzi andandocene all'idroscalo a prendere il sole.

Inseguendo il bel René -- Milano-Linate crono race

E questa è una gara a parte.
Ad andare siamo una decina. Prendo subito la ruota del quinto o sesto con Zino su Gios, che va forte, ma siamo sui vialoni di Milano, inizio a scaldarmi e riesco a tirare il 42/13...vado...Zino rilancia bene, ma ha un pignone più grosso. Prendiamo Henry (che è terzo) e vedo i primi 2, che sono il milanese e Mattia, che corre come un pazzo cercando di riprendergli 10 cazzo di metri.
E invece niente. Do tutto e prendo la ruota di Mattia, siamo in circonvallazione esterna penso, e ci tiriamo in due perché dopo qualche km, quando mi giro vedo Henry un ventina di metri dietro e poi qualcuno in fondo, ma non vedo chi è.
Cerchiamo di riprenderlo.
Oh, ma quanto corre questo?!
A saperlo lasciavo su la piega da pista. Infatti sto giù in scia a Mattia, sdraiato sul raiser e quando ne ho vado davanti ad aprire questo cazzo di vento.
Mattia accusa dolori alla milza, stiamo tirando come pazzi ed a braccio, non vorrei esagerare, ma facciamo sicuramente più dei trenta di media.
Ci rendiamo conto di essere finiti a gancio in una cazzo di crono...
Il milanese allunga e noi ci restiamo chiaramente male, soprattutto quando vediamo che stiamo uscendo da Milano, ma che vuoi farci, siamo tutti out of town, ci fidiamo, andiamo.
Lo teniamo a vista fino al Magnolia (a Linate!!!), dove a quel punto c'ha dato quasi 50 metri, ed arriviamo in un quarto d'ora/venti minuti...
E una volta lì, porca troia!, non c'è nessuno.
Arrivano gli altri e capiamo di aver sbagliato, ma siamo tutti troppo stanchi per incazzarci più di tanto. Apro il leggo e capisco che invece di leggere e comporre la frase con il foglietto bucato del secondo check, qualcuno per far presto ha dato l'indirizzo presente nell'articolo...merda.
Perdiamo qualche minuto a capire l'indirizzo giusto, che è in centro Milano e scatta il ritorno della crono.
Ma niente, non riesco a prendere subito i primi e mi ritrovo dietro con Madda ed Henry verso la 5/6 posizione o forse più.
Tornare da Linate è un'autentica merda. Lo stradone è un falso piano in salita con un asfalto schifo ed il vento contrario e traverso.
Non riesco a recuperare, ma tengo con incredibile sforzo il gruppo a vista fino a quando entriamo in Milano. Che era proprio quello che volevo non si verificasse. Infatti è una lotteria sui primi semafori. Quelli che erano subito dietro riescono subito a recuperare il gruppo ai primi due semafori, riaccodandosi. Recupero qualcosa, spero. Poi loro passano di culo con un paio di verdi che, quando arrivo io, diventano rossi e si allontanano...li tengo a vista con difficoltà fino in piena città, pigliandomi dei rischi non da poco, fino a quando all'ennesimo rosso misto tram li perdo. Merda. Avran girato da qualche parte...merda.

Inseguendo 'sto cazzo di Vallanzasca - Chase race.

Questa gara ha un meeting point che non si capisce. Dalle parti di Via Barbavana., porta Genova...che si mormora fosse addirittura un bar...Il Bar Bavana all'inizio di via Vigevano in porta Genova, una segnalazione avuta via telefono da qualcuno che anche s'era perso i primi della crono e stava in merda senza mappa...Ma lì nessun bar.
Forse il Vallanzasca si sarà bevuto una grappa, forse.
Becchiamo i 10cento ed il milanese che si dichiarano out of race, ma non capisco subito che loro erano già arrivati al check, pensavo che si fossero persi anche loro e basta.
Perdiamo almeno altri venti minuti in tutto per arrivare al manifest.
Alla fine siamo io e Manna di Vicenza, che è caduto ed ha un ginocchio sbucciato.
Ci guardiamo, il tempo è poco, ci dicono che siamo trentesimi, segnamo la mappa.
Ma alla fine siamo venuti a Milano e se ci ritirassimo adesso sarebbe davvero triste.
Scegliamo di giocarcela comunque e partiamo a tutta.
Andiamo bene e forte, Dopotutto siamo caldi, ma non affannati; così andiamo in piazza vetra, che è la più vicina... poi andando in via semplicità do' il meglio con alcuni tricks sugli incroci ed un gesto alla Brunelle, attaccandomi ad un furgone per rifiatare.
Avvicinandoci vediamo tutti coloro che ci eravamo persi prima al termine della crono andare via...ci salutiamo.
Al check ci fanno consegnare il pignone bianco che hanno dato con la spoke card, c'è un palo e bisogna legarlo insieme a tutti gli altri in stile Moccia, con una fascetta. I ragazzi del check ci diffidano dal proseguire, perché sono le sei passate e fra poco i check chiudono. Ma pensiamo di poterne fare ancora un paio.
Facciamo per ripartire e vedo che il check è davanti alla fabbrica di Pettenella. Ci metto un attimo a realizzare il tutto e, quando succede, ormai per strada, mi emoziono. Voglio finire, a tutti i costi. Con Manna ci tiriamo come i pazzi, becchiamo Beppe di Lodi che ci da una dritta per un check in zona...arriviamo ed insieme a noi arrivano anche due ladies; i ragazzi del check ci sostengono e segnalano altre persone in gara ai check che mancano, con Manna ormai siamo galvanizzati dalla sfida della doppia gara e vogliamo chiudere. L'ultimo check che facciamo, cioè il penultimo, lo prendiamo al pelo. I ragazzi infatti stavano andando via...andiamo ugualmente all'ultimo check a tutta...ma il tipo non lo troviamo più.
Manna va in farmacia. Io telefono al numero d'emergenza...andiamo all'arrivo, così, con calma...ma siamo comunque contenti.
Chiudiamo: io 47esimo, cioé penultimo e Manna ultimo (e becca i premi!).
Io giusto una maglietta spectrum perché me l'han tirata addosso, ma comunque una bella storia.
Una grande gara, anzi due.
Grazie al Drim tim (anche se mi sa che mi toccherà comprarmi la maglietta got tools)
A Ciuf per il potente mezzo (ma quand'è che gli togli 'sto 13?)
A tutti gli stoici out of town
A Mattia che va... (e che è stato un onore tenerti la ruota in crono)
Ai ragazzi di Lodi
A tutti quelli che non conoscevo di persona ed ho avuto l'occasione di conoscere;
ma soprattutto ai giovani milanesi, che hanno vinto, e che, alla fine, andavano forte davvero.





mercoledì 10 marzo 2010

Lou Bec

Tutto nasce da una segnalazione e, perché no, un po' anche da una sfida.

Infatti Gigi, il papà di Katia, ci ha detto:

"Se ve la andate a prendere ve la potete anche tenere".

Ed io e Raffaello non siamo tipi certo che si spaventano davanti a qualche km nel bosco.

Ma andiamo per ordine.

Avevo l'esigenza di sabbiare delle biciclette e ho contattato alcuni amici in Valle per cercare d'organizzare la cosa. Raffaello mi ha presentato Gigi, il papà della sua ragazza che, una volta saputo di cosa avevamo bisogno, oltre aiutarci ci ha detto quella classica roba che, se collezioni bici antiche, fa girare le balle.

"Sai, ne avevo una ventina qua l'anno scorso tutte arrugginite, ma poi ho chiamato uno che col camion se le portasse via al ferro"

Dolore.

"E non hai più nulla?"

"No qui nulla, ma forse su al Bec c'è ancora una vecchia bici a bacchetta, forse una Bianchi, del signore che ci ha vissuto per ultimo".

E così ci racconta che c'è questa casa, in Valpellice, che si chiama il Bec. La casa dove i nonni di Katia sono andati novelli sposi nel '49.

Una casa isolata, sperduta nei boschi tra montagna e collina, a ridosso di vari sentieri partigiani.

Un posto raggiungibile esclusivamente a piedi, poco conosciuto anche in paese e che loro, anni prima, avevano prestato a questo signore che ci viveva solo.

Questo tizio aveva una bici (la sua da giovane) con la quale era solito scendere in paese.

Ora...non era tanto lo scendere in paese la cosa strana, quanto il risalire a casa.

Infatti la strada arriva ad avere delle pendenze che superano il dieci per cento, che già con una bici da corsa non sono proprio alla portata di tutti, ma con una bacchetta diventano robe alla Bartali!

Ma non finisce mica qui... infatti come vi dicevo, lui era solito, dopo essersi inerpicato fin là, caricarsi la bici a spalle e portarsela sino al Bec per i boschi.

Gigi ci ha detto che ci metteva anche tre ore, perché era anziano e si doveva frequentemente fermare a rifiatare.

Io e Raffaello ci guardiamo, con la faccia di chi viene a conoscenza di una verità, che se solo fosse stata raccontata in un bar, sarebbe certamente sembrata una boiata.

Invece era vero, tutto vero.

Ci abbiamo messo un po' a capire dov'era 'sto posto. Infatti Raffaello era a conoscenza di questa casa, ma non sapeva dov'era, nessuno a dir la verità lo sapeva bene, era troppo isolata e Gigi ci promise che ci avrebbe accompagnato con la bella stagione.

Ma la gioventù è fretta. E c'era da considerare che se si trattava veramente una Bianchi, ed era veramente la sua bici da giovane, e lui era morto più di un decennio fa ormai vecchietto...quella bici poteva essere databile dagli anni '10 agli anni '30.

E non so voi, ma per prendere aggratis una Bianchi diciamo anche del '20, io me la faccio a piedi fino in punta al Monviso.

E poi c'era già una storia, una storia per la quale noi giovani vecchia maniera portiamo un gran rispetto e che meritava d'essere raccontata.

Ci organizziamo con Donni, il fratello di Raffaello, che era pratico dei luoghi ed, il giorno dopo di buon mattino, lo portiamo da Gigi che gli spiega in piemontese strettissimo la strada.

"Guardate che su c'è neve" ci fa Gigi, ma noi, con la giovinezza dalla nostra, ci facciamo belli dicendogli che un po' di neve non ci spaventa.

Alle 10 siamo ad Angrogna in mezzo ad una nevicata che già solo trecento metri più in basso non esisteva, alla fine della strada asfaltata lì dove nasce il sentiero e capiamo cosa intendeva dire Gigi riguardo alla neve:



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Noi, come in un nevoso sogno ad occhi aperti, avevamo la visione di questa casa e del fatto ch'essa potesse celare un tesoro inestimabile, abbandonato al soffiare del vento.

C'erano tutti gli elementi per farci addentrare nel bosco.

Donni è un habitué delle vecchie case rurali abbandonate (dove va a cercare vecchi attrezzi), a Raffaello basta un bosco o l'avventura, aggiungi la speranza d'una antica Bianchi per me e si va sepolti dalle imprecazioni di Tania, la ragazza di Donni, che invece era del tutto contraria date le condizioni.



La marcia è durata quasi un'ora tra ruzzoloni, smarrimenti della via, paesaggi mozzafiato e tante parolacce (soprattutto di Tania).



Un vecchietto che abita nel nulla poi grazie al cielo ci ha indicato meglio la via


permettendoci di arrivare finalmente in un posto meraviglioso dove la vita sembra essersi fermata un giorno qualsiasi di parecchi anni fa...




Così come questa bellissima Legnano (che vale ugualmente la scarpinata) che sarà dei primissimi anni '30...ferma in quella soffitta persa nel nulla, da un giorno di molti, molti anni fa...












lunedì 15 febbraio 2010

Il massacro di S.Valentino - Lovely race report

Giovedì aveva nevicato, venerdì era bello e già mi dicevo che, sperare in un'altra bella giornata per il sabato seguente, sarebbe stato chiedere un po' troppo. Invece no. Sabato mi alzo e c'è un sole paura.
Prendo la Alan di Ciuf (al quale ho promesso di portarla con onore e buon posizionamento all'arrivo, dato che lui sabato lavorava), passo da Ovidiu che mi monta un freno (trapanandomi la forca!), poi al Balon da Annibale (che non aveva visto in giro nessuno) per sbattermi infine a cercare un cazzo di Tuttocittà.
Chiamo vecchi amici, chiedo nei bar...ero quasi arrivato addirittura al punto di comprare una mappa nuova, ma poi; prima di raggiungere la vergogna assoluta per un torinese, passo davanti ad un locale dove lavoravo durante le olimpiadi del 2006. Mi prestano il loro Tuttocittà, che non era manco un Tuttocittà, né una mappa, ma qualcosa che ci somigliava e sicuramente meglio che niente.
Mi prendo un panino e, mentre costeggio il Valentino per trovare un posto buono per mangiare mi accosta una jeep ed il tipo mi fa: "Hey! Scusa, ma dov'è che ci si becca?" Io non capisco. Poi noto che in macchina sono due. Poi vedo che hanno due DiFisso nel bagagliaio. Sorrido.
Mangiamo mentre i cuneesi coi DiFisso si lanciano in tricks assortiti, creando invidia nei partecipanti che arrivano alla spicciola. Finito di mangiare andiamo alla partenza per scoprire che c'è, oltre al sole, un botto di gente da mezz'Italia.
Alle tre e mezza finalmente si parte in ben 92! Io perdo subito tempo a fare una delle tre prove della gara dell'amore, facendomi fotografare con una ragazza che conosco, obbligata a dare un bacio ad almeno tre o quattro partecipanti; poi si va in direzione monte dei cappuccini. Gruppone velocissimo nel parco, tra le famiglie a fare la passeggiata pomeridiana, che si sfilaccia appena inizia a salire. Si fa subito la selezione e becco gente anche a piedi che spinge. Arrivo al primo checkpoint tra gli ultimi e ritiro il manifest.
Tento di fare gare con Luca e Vittorio, scendiamo davvero fortissimo verso piazza Vittorio e, pur non sapendolo, abbiamo già perso due delle sei ladies partecipanti.
Una ragazza di Milano, per evitare due vecchie, finisce con l'anteriore in un "cratere!" dal quale la sua Zipp tre razze in carbonio esce in un sacchetto della Standa.
Un altra invece, che correva brakeless, rompe la catena e, mi ha raccontato uno all'arrivo, è sfrecciata piedi a terra urlando come un'indemoniata agli incroci. Fortunatamente la ragazza di Milano ne è uscita incolume, dell'altra invece non ho notizie.
Vittorio e Luca vanno un po' troppo forte per il mio 42/13 ma li tengo fino al primo checkpoint da Hannibal in via Micca, poi li perdo verso porta susa dove non li vedo girare e salto così il check di corso Stati Uniti e decido di andare diretto in via Domodossola. Così mi accorgo di avere a ruota due o tre tizi, che mi tiro dietro fino lì, dove ribecco Luca e Vittorio; che però nel frattempo erano già passati da corso Stati Uniti e stavano andando via. Ai tre si aggiunge un quarto ragazzo andando verso via Carriera, che non si capisce bene dove cazzo sia, dato che è una via lunga tipo 100 mt, io ad esempio non ce l'ho sulla mappa. Capiamo di essere vicini iniziando a vedere gente con palloncini bianchi. Ci indicano il check e ci ribecchiamo Luca e Vitto. Veronica (Repartopista) ci fa gonfiare un palloncino e dice di portarcelo dietro. Cioé l'ultima cosa che uno vorrebbe fare in quelle condizioni è gonfiare un cazzo di palloncino a forma di cuore. Così andando verso via Arbe la gara si trasforma in sparuti gruppi di ciclisti pieni d'ammmore riconoscibili da questi palloncini. Saltiamo un incrocio e nel recuperare la strada, l'ultimo che si era aggregato imbocca via Guido Reni (che ha i viali separati dallo spartitraffico) contromano e si perde pure il palloncino. Io non so che fine ha fatto, ma non avrei voluto trovarmi in quella situazione per nessun motivo.
A noi non resta che andare e siamo di nuovo in tre. Inizio a scaldarmi e nei viali il 42/13 mi fa tenere bene la testa al gruppo facendoci recuperare tempo, so dov'è il posto e, recuperato l'errore, arriviamo velocemente al Triciclo dove becchiamo Luca di Hannibal (6° assoluto) che ha finito e sta tornando al Valentino.
Noi invece andiamo in via Montevideo che è vicino piazza Galimberti (dove si mangia la pizza di notte) e così faccio da apripista e ci arriviamo veloci e carichi. Becchiamo gente che non capiamo a che cazzo di punto della gara sia, ma hanno i palloncini. Tutto ok. Ci dicono di trovare dei fiori. Beppe di Lodi davvero forte ed è l'unico che mi sta dietro su corso Unione dove non mi fermo ad un semaforo. Facciamo corso Stati Uniti su cui ne incrociamo diversi.
Non troviamo un cazzo di fiore da nessuna parte e mentre ritorniamo al Valentino freghiamo tre viole del pensiero davanti ad un parrucchiere.
Arriviamo e mi è sembrato strano che ci fosse così poca gente. Tipo sei persone. Era strano essere nei primi dieci. Troppi errori. Infatti Zino (10cento) si piglia i fiori il manifest e ci manda praticamente a Grugliasco. L'ammmore è alle stelle. Si ricrea un piccolo gruppetto che si sfilaccia presto, ma arriviamo, non tutti, alle 5.20 in Corso Salvemini, dove ci dicono di andare al monumento a Coppi a Sassi, cioé dall'altra parte della città. Nessuno ha neanche più la forza di replicare. Io inizio ad essere frollato. Faccio i viali ed ad un certo punto mi sono perso il gruppo, su un cavalcavia becco un ragazzo in mtb stravolto con un palloncino attaccato alla borsa. In corso Casale ad un chilometro dall'arrivo, passo prima una ragazza e poi mi accorgo che i ragazzi con cui avevo fatto gara mi avevano ripreso, tiro tutti dietro fino all'arrivo dove non c'era comunque moltissima gente. Alle 17:50 con venti minuti di ritardo sulla tabella di marcia mi piazzo 14°.
Primo Hekto da Roma, poi il torinesissimo Enri. Terzo Mattia solo quarto Luca che poteva vincere, ma ha bucato finendo la gara con la bici di Vittorio, che s'è perso il manifest per strada.
Poi alla premiazione dove ormai i 50 superstiti, ormai alcolizzati e frollati gozzovigliavano, sono stato uno dei pochissimi ad avere ancora le gambe per correre dal Lab alla Drogheria ed aggiudicarmi un telaio No Brain.
Grazie a tutti



lunedì 1 febbraio 2010

U.s.a. - Per Paramanubrio




Scusatemi se ultimamente non sono stato molto attento al blog, ma mi sono decisamente dato da fare in anche in altre direzioni.
Oltre le biciclette e la mia pagina Flickr; ho continuato a portare avanti il nuovo blog Torino cycle chic, ed ho dato una mano a Mayno (con grande onore!) a recensire l'ultimo lavoro del nostro amico Domenico.
Quindi metto sul blog questo post che ho scritto per Paramanubrio, proprio per tutti i lettori che non conoscono il sito di Mayno.

1896 ARISTON MOD. A


Mi ricordo ancora bene la prima volta che l'ho vista.
Era sporca, rugginosa ed estremamente affascinante, con quel fascino da fienile, che hanno quelle bici che sono rimaste nascoste, dimenticate e mai toccate dall'uomo negli ultimi cinquant'anni.
Ed era già tutta un programma, con un bollo di circolazione francese dell'anno 1900! Infatti il fienile era francese. Una bici da pista americana del 1896 finita chissà come in Francia prima dell'anno 1900, o più probabilmente comprata e fatta arrivare in nave dagli U.s.a. per qualche pioniere del ciclismo francese su pista.
Non la comprai a malincuore, forse un po' meno vedendo il rapporto palindromo che si creò tra l'età della bici ed il prezzo di vendita. Poi venni a sapere che la bici l'aveva comprata l'amico Domenico che oggi, dopo un sentito e bellissimo restauro ci da la possibilità di ammirare questa splendida ed antica macchina; con gli stessi occhi, forse, di quel corridore francese coi baffi a manubrio e la maglia a righe.
Già definito dal pubblico uno dei più bei restauri dell'anno, non ci resta che rifarci gli occhi con la bellissima Ariston mod. a pista del 1896 e ringraziare l'amico Domenico per questa meravigliosa bicicletta.